» The Shootist

Bastardi senza gloria

Primo Capitolo: c’era una volta, nella Francia occupata dai nazisti, 1941.

J’ai eu pitié des autres
Probablement pas assez, e solo quando mi conveniva

Le paradis n’est pas artificial,
L’enfer non plus.

Una fotografia densa di colori caldi illumina un paesaggio autunnale. In una casa della campagna francese, una famiglia è intenta nelle cose domestiche: un uomo taglia la legna, una donna stende i panni, ma ecco una pattuglia tedesca arrivare da lontano sulla strada di terra battuta… il critico però, non può convenzionalmente raccontare la trama e allora bisogna restare nell’appunto, magari scorretto, ma sicuramente più preciso… Bisogna restare all’interno del taccuino: otto calzini appesi. Beethoven. “Portami un pò d’acqua per lavarmi”. Per Elisa. “Ecco papà”. “Ora va dentro e non correre”. È la casa di Perrier Lapadite. Il colonnello Hans Landa è un cacciatore di ebrei e entra in casa di Lapadite. Questa sequenza ha certamente un ritmo incredibile. “Niente vino ma latte”, latte per il colonnello…il taccuino rischia di riempirsi di scarabocchi. Ma il latte diventa uno strumento indispensabile, per dare ritmo e tensione. Sono poi i cambiamenti di lingua (il film deve essere visto in lingua originale) a creare non solo gli intrecci. Dopo il latte, altro elemento, che Tarantino usa per accerchiare il ritmo e il tempo delle sue riprese, è la penna stilografica e l’eccesso di zelo del colonnello nel preparar l’inchiostro e il registro è da santa inquisizione. Da una parte la penna, dall’altra il latte e il colonnello comincia a interrogare Lapadite. E dopo il latte, e la penna stilografica, la tensione sale alle stelle con la pipa di Lapadite.
“I Dreyfus, sono spariti…mentre le chiacchiere, vere o false, sono spesso rivelatrici. Io adoro le chiacchiere! I fatti possono essere fuorvianti…” dice il colonnello. “Oui..Yes…” Risponde Lapadite. La tensione sale sui nomi dei componenti della famiglia Dreyfus che Lapadite nasconde sotto il pavimento della sua casa. Carrellata avvolgente e poi panoramica a scoprire dove si trova la famiglia Dreyfus. Il colonnello chiede altro latte. Dopo la penna e la pipa, si torna al latte e la tensione è alle stelle! Ma il colonnello è un cacciatore di ebrei. E qui la discussione finisce sui ratti, sul modo di vivere dei ratti. E sui ratti e sul falco anche il colonnello accende la sua pipa. E la questione si fa surreale, è una questione di pipe? “Ora il mio dovere mi impone che io debba far entrare i miei uomini in casa sua perquisirla scrupolosamente prima di poter ufficialmente cancellare il nome della sua famiglia dalla mia lista. E se ci fossero irregolarità di sicuro verrebbero riscontrate. A meno che lei non mi dica qualcosa che renda la perquisizione inutile. Dà loro rifugio sotto le tavole del pavimento?” “Yes”. Risponde Lapadite. E dopo, dentro casa accade un massacro. Ma una delle figlie di Dreyfus, Shosanna, scappa, e quando il colonnello Landa estrae la pistola per farla fuori, Shosanna scappa, il colonnello tedesco Landa non spara, punta la pistola e dice: “Au revoir Shosanna”. Il colonnello Landa, la lascia scappare, non sappiamo però il perché. Per un fatto di sceneggiatura, forse. Di tutta la sequenza, la fuga di Shosanna resta un’assurdità. Ma comprendiamo dopo, che se l’avesse uccisa, al film sarebbe mancato il film stesso! Dopo 18 minuti è finito il primo capitolo. Diciotto minuti di gran cinema, non c’è dubbio, (tralasciamo le forbite citazioni che Tarantino fa, anche perché in questo film la supponenza è tanta che le citazioni risultano essere tutte stonate o fuori tempo) e non è in dubbio il talento di Tarantino ma la sua capacità diciamo di tenere un film!

Secondo Capitolo: Bastardi senza gloria.

Guai a coloro che conquistano con gli eserciti,
la cui Potenza è l’unico diritto.

Il tenente Aldo Raine si presenta al suo plotoncino di bastardi, sono otto. Otto soldati americani ebrei. “Come gli Apache! Saremo crudeli con i soldati tedeschi e attraverso la nostra crudeltà sapranno chi siamo. Troveranno le prove della nostra crudeltà, nei corpi dilaniati, smembrati e sfigurati dei loro fratelli che lasceremo dietro di noi…” Primissimo piano di Aldo/Brad Pitt e carrellate sul plotoncino sugli attenti. L’interpretazione di Brad Pitt è smisuratamente eccentrica, una recitazione volutamente sopra le righe. Dentro le smorfie. Tarantino sta addosso al suo Aldo, lo anticipa, lo avvolge, gli crea una situazione limite: un cortile di caserma ma il quadro si stringe ancora di più, stringe sul primissimo piano di Brad Pitt, e il movimento del film crea l’attesa di una guerra di merda che di lì a poco vedremo. Ci mancano però, le facce di gente come John Cassavetes o Telly Savalas. E quando i bastardi cominciano l’opera e si affaccendano sugli scalpi, stacco netto al montaggio e ci troviamo di fronte a Hitler che urla! Hitler è fumettisticamente incazzato, e urla che vuole appendere i bastardi nudi per i talloni sulla torre Eiffel e poi buttare i cadaveri nelle fogne per far banchettare i ratti di Parigi! (di nuovo i ratti).
Quando ci vengono presentati all’opera, questi otto bastardi, allora capiamo, perché il tono da farsa è utile a Tarantino per silenziare l’orrore compiaciuto che in verità l’immagine evidenzia. Tarantino è, diciamo, strategicamente furbetto. (per restare nella bontà dell’espressione) Nella sequenza degli scalpi, l’esagerato piacere di filmare, lo porta fin dentro il movimento di una mazza da basball  che fracassa l’ufficiale tedesco, è chiaramente una sequenza fuori tempo massimo. Gli anni settanta hanno già sbrodolato tutti i loro difetti sugli anni ottanta e ora, che Tarantino ha studiato un certo cinema italiota da spaghetto, il sugo è diciamo strafogato sullo schermo! E’ non il genere Western all’italiana a farla da padrone, ma la sua parodia di uno che chiaramente ci dice di essere intelligente! e quando i rallenti sontuosi ci presentano Hugo Stiglitz, si comprende bene il tono da Il buono il brutto e il cattivo! Ma è un modo di fare cinema e di usare la memoria un po’ asfittico e sicuramente superficiale. Gli manca quella verità che almeno Sergio Leone e anche gli altri (ad esempio Sergio Sollima, qui più volte citato) riuscivano a mettere nei loro film.
“…I nostri nazisti ci piacciono in uniforme. Così li riconosci subito. Al volo. Ma se ti togli l’uniforme, nessuno saprà che eri un nazista. E questo non ci sta bene. Così ti darò una cosettina che non potrai toglierti…”. Dice il tenete Aldo Raine, marchiando sulla fronte con una svastica i nazisti che nel suo percorso da bastardo, lascia strategicamente liberi. E dopo circa trentacinque minuti si arriva al terzo capitolo. Alla fine di questo secondo capitolo è chiaro che Aldrich e Quella sporca dozzina sono lontani anzi lontanissimi dall’amore che Tarantino dice di avere…

Terzo Capitolo: serata tedesca a Parigi 1944 giugno

“Mancando il bersaglio cerca la causa in se stesso”
“soltanto la sincerità completa, la definizione precisa”
e nessun orecchio di troia da una borsa di seta
               perfino in un caso simile…

Cinema Le Gamaar…La tragedia di Pizzo Palu di Pabst e Franck… le cinefiliate di Tarantino!
Shosanna Dreyfus, quattro anni dopo il massacro della sua famiglia in casa Lapadite, ha un cinema a Parigi, e ora la guardiamo intenta sulla scala, fuori dal cinema, a cambiare le lettere del titolo del film…toglie il film di Pabst perché il giorno dopo comincia un festival di Max Linder…
“come fa una giovane come lei a possedere un cinema?”
“Me l’ha lasciato mia zia. Sono francese, rispettiamo i registi nel mio paese perfino quelli tedeschi”
Quando il tedesco Koller, attore e cecchino, la vede sulla scala intenta a togliere il film di Pabst, intavola subito con lei un discorso sul cinema, sul Monello di Chaplin, e Shosanna è da subito meravigliosa, (per un cinefilo la donna ideale! Sembra suggerire l’intelligenza di Tarantino), il tedesco rimane immediatamente colpito e le chiede come si chiama? Ma stizzita Shosanna le consegna i documenti, e sui documenti di Shosanna, c’è scritto chiaramente un nome falso Manuelle Mimieux…professione proiezionista nata a Parigi il 28/ 12/ 1926. Il documento è chiaramente falso, ma un pistolero è veloce a riconoscere i trucchi di un baro.
Il documento è falso, perché Shosanna è ebrea. Zoller alla fine dell’incontro improvviso, le dice: “E’ stato un piacere chiacchierare di cinema, sogni d’oro mademoiselle, adieu…”. Stacco netto (nel film non ci sono dissolvenze, meno male) e Manuelle è al bar, legge un libro e fuma, con un bicchiere di vino rosso vicino, come solo a Parigi ancora oggi accade. “Buongiorno mademoiselle…” e Koller le racconta la sua storia di eroe…ha ucciso in un giorno 68 americani, il giorno dopo 150, e 32 il terzo giorno… li ha uccisi da cecchino, stando appostato su una torre. Il sergente York tedesco…E Orgoglio della Nazione è il film che Goebbels ha fatto su di lui, Manuelle/Shosanna esce dal bar incazzata. L’incontro con il soldato tedesco l’ha urtata alquanto.
Al cinema ora fanno Le Corbeau di Clouzot. Di fronte al cinema di ShosannaManuelle c’è il bar Le Zanzibar. Tutti i nomi in questo film sono importanti. Una macchina tedesca con un tipo tanto Gestapo, viene a prelevare la Mimieux.
Sequenza al ristorante…con Goebbels…e qui Tarantino fa di tutto, ma proprio di tutto. E la sequenza è esplosiva, di una vivacità che ci immobilizza. Tarantino è stratega assoluto ma ha un orizzonte piccolo, e alla tavola di Goebbels fa la sua battaglia più intima. Gestapo, barboncina, Goebbels, l’amante Francesca Mondino, il divo e lei Manuelle Mimieux padrona del cinema. Questa sequenza ci fa capire che siamo di fronte al capolavoro di Tarantino! Cioè Tarantino ci fa sentire che stà girando il suo capolavoro! E’ un tavolo viscontiano, c’è Ludwig, c’è il Gattopardo…ma anche Clouzot e quando Landa giunge al tavolo, ecco che c’è anche Hitchckock… Mimieux ha paura, una paura fottuta. E quando Hans Landa le siede di fronte, il suo segreto le esplode nel viso, nello sguardo, e sulla panna comincia l’interrogatorio di Landa, che come se fosse sua mamma, la chiama per nome, e ha un tono con lei estremamente confidenziale cerca di sapere la verità. Quale verità? L’assassin habite au 21…E allora capiamo perché all’inizio Landa non le spara…
I tedeschi visitano il cinema di Mimieux e Hitler sarà presente alla proiezione di Orgolgio della Nazione, e il cinema scelto per la proiezione è proprio quello di Manuelle. Alla fine della sequenza quando Mimieux-Manuelle resta sola con il proiezionista nero, (e qui capiamo che Manuelle ha un amore segreto), ecco che tutto l’amore, l’azione, la voglia di rivincita le esplode dentro. Una volta riempito il cinema di nazisti, lei brucierà tutto! Brucerà il cinema e Hitler e Goebbels! E qui Tarantino fa il documentario sul nitrato d’argento e peccato che Tarantino non si ricordi di Marco Ferreri. Se si ricordava probabilmente nemmeno avrebbe fatto il film. Manuelle è d’improvviso cinica spietata, tutto il dolore che si portava dentro ha finalmente un obiettivo, vendicarsi. E il tono si sfilaccia, divorato dall’idea di riuscire a uccidere Hitler! Tarantino condensa tutto il film dentro questo imbuto e sembra resettare ogni cosa accaduta prima. A Tarantino importa bruciare Hitler, e il film pare interessargli sempre meno.

Quarto Capitolo: Operazione Kino

Le Paradis n’est pas artificial
       Gli stati d’animo ci sono incomprensibili

Siamo a un’ora di film… Winston Churchill seduto a uno sgabello davanti a un pianoforte a coda e Churchill è Rod Taylor, proprio lui, l’attore de Gli uccelli di Alfred Hitchcok. E vicino a Churchill, Tarantino, mette il generale Ed Fenech! La Fenech, Churchill, Rod Taylor…mamma santissima arriva Sartana!
“Tutte le uova marce nel cesto e l’obiettivo dell’operazione Kino è far saltare il cesto” dice il generale Fenech.
A Parigi farà caldo.
Sequenza alla locanda Louisiana. Gioco delle carte: Gengis Khan, Winnetou, Beethoven, Pola Negri, Edgar Wallace, King Kong, Marco Polo, Pabst, Brigitte Horney, Brigitte Helm, sono i nomi scritti sulle carte… il soldato Tedesco che è diventato papà, si chiama Wilhelm. Anche se saltano i coglioni in questa sequenza ben girata, crepano alcuni dei bastardi. L’operazione Kino (Kinoglaz, di Dziga Vertov è del 1924 ) porterà i bastardi nel cinema di Manuelle. E’ la diva tedesca spia, feritasi a una gamba nella sparatoria nella locanda Louisiana, a condurli dentro il cinema, spacciandoli come produttori italiani. Bella mossa, si avvicina lo scacco matto di Tarantino. Ma con chi sta giocando Tarantino? Quanti assi vuole avere? Quante carte ha già rivoltato? Quante cose pur di andare avanti con questa storia è disposto non solo a resettare ma a cancellare virtuosamente?

Quinto Capitolo: La vendetta della faccia gigante la sera della prima di Orgoglio della Nazione

in breve / il declino
non è andato a vantaggio nè
         del Senato o della “società”
                                        nè del popolo
          Gli Stati sono passati attraverso un’
                             epoca maledettamente arrogante

un’ora e quarant’uno di film. Manuelle si riempie di rossetto rosso. Ha un vestitino rosso. E la veletta nera. “Prendete posto, signori, il film sta per incominciare!” e il gioco delle scarpe è calzante, calza cioè perfettamente come in cenerentola! E il film, ora, fa un morto vero, la diva spia. Landa la strangola atrocemente come in un film di Batman. E Brad Pitt viene incappucciato e portato via come si fa nei cartoni animati.
“…per fartela breve, se senti una storia troppo bella per essere vera, non è vera.” E il cinema dovrebbe salvarci la vita, ma Tarantino è arrivato troppo tardi. E Manuelle si finge innamorata soltanto nel breve attimo, quel breve attimo che le serve perché Koller fidandosi di lei, chiude la porta della sala di proiezione (risparmiandovi i vari passaggi della trama) così lei può sparargli alle spalle. Manuelle uccide il personaggio del film, ma di quale film? La musica anche se lo chiede. E quando Koller ancora non morto, le riempie il corpo di proiettili, Manuelle muore con gli occhi aperti, aperti e grandi, immersa nel rosso del suo sangue. Hitler in sala non sa nulla, e se la ride e non sa cosa tra pochi secondi gli accadrà! Manuelle non è mai stata una mascherina, ed è lei a dire sullo schermo: “State per morire tutti!” E porco mondo cane accade che muoiono tutti per davvero: Hitler ,Gobbels, Goring e anche un ciclista fuori dal cinema rimane investito dall’esplosione parigina. Chi è quel ciclista? Muoiono tutti ed è stata Manuelle, nel suo cinema, a far esplodere tutto, ma tutto. Esplode l’impotenza. Manuelle non ti scorderemo mai! (Ma Shosanna che fine ha fatto?) Hitler muore e Tarantino arriva davvero tardi! Questo capitolo dura quasi quaranta minuti… un finale interminabile. E quando ci ritroviamo in un bosco, stile Crocevia della morte dei fratelli Coen, o anche un po’ Il conformista  di Bertolucci, e Brad Pitt torna armato, allora, ecco il coltello e sulla fronte del colonnello voilà la svastica! E Aldo che dice: “La sai una cosa, Utivich? Penso che questo potrebbe essere il mio capolavoro.” E, qui, si fa davvero la fine dove alla fine Tarantino se lo dice e ce lodice d’aver fatto lo suo capolavoro.
E i titoli di coda ci dicono Written and Direct by Quentin Tarantino. E tra i ringraziati anche i nomi di Sergio Sollima, Enzo G. Castellari, Harvey Keitel eccetera… il diavolo nel cervello c’ha questo Quentin Tarantino!

Quando il film è finito bisogna, ora pensarlo, e pensarlo vuol comprendere che razza di partita s’è giocato questo Tarantino, una partita piena di passione? di abili trucchetti? Una partita di un baro? Questo film spacca tutto e lo fa precisamente, come la svastica sulla fronte. Spacca le cose e se stesso come la mazza da basball fa sul corpo del nazista. Spacca la memoria mischiando tutto come dentro un frullatore e fingendo poi di non riconoscere le cose. Alla fine è fin troppa la gloria e poca la bastardaggine. E’ come quando si crede di amare un amore e ci si ritrova mollati dentro un nulla che più del nulla nulla può. Questo fa Tarantino che finge di amare il Cinema. Mollandolo alla prima idea che gli gonfia gli occhi e l’ego. Finge di amare i suoi personaggi, finge di fare una commedia e finge di fare un film di guerra, finge nel fare le intelligenti e forbite citazioni, finge nel procurarsi anche la menzogna! Finge di prendersi cura dei suoi attori, della sceneggiatura, del direttore della fotografia, finge di fare un film quando in verità gira un cortometraggio mediocre e sciatto, finge di fare la fine quando in verità vorrebbe ricominciare a mentire. Finge addirittura di uccidere Hitler…! Quel gran pistolero di Samuel Fuller, che sapeva che la bastardaggine non può andare a braccetto con la gloria, non gliela avrebbe mai perdonata. E Tarantino usa le citazioni come se fossero ingredienti della torta che sta preparando, dove in verità le ciliegine sono: Edwige Fenech, Castellari, lo spaghetto western… il problema di Tarantino è proprio la libertà, e allora gli suggeriamo di rivedere Il dottor Zivago, quando l’anarchico, interpretato da Klaus Kinski, sul treno è incatenato, e Kinski in quei pochi minuti dove compare, si fa un altro film addosso e sparisce, in barba a David Lean, a Omar Sharif… che sicuramente mal lo sopportavano, in barba a quel polpettone di roba che è Il dottor Zivago, ma per un momento c’è Kinski e accade qualcosa, e Kinski ancora non è Kinski, e proprio per questo è ancora più vero e potente. Da questa sequenza si impara molto, si impara cosa vuol dire la libertà, cosa vuol dire portare la responsabilità di un amore, quando si è legati a catene di impossibilità mortali, quando si deve agire responsabilmente all’interno di una struttura che impone tutt’altro che la responsabilità. Kinski ne Il dottor Zivago fa un po’ questo, cerca responsabilmente la verità delle cose, che non è il solito clichè che i luoghi comuni sostengono. Kinski ha avuto la forza nelle poche inquadrature dove è presente, di rendere al proprio personaggio una propria intrinseca libertà, fuori dagli schemi consueti di una certa struttura cinematografica che si è sempre mossa attraverso regole folli, che sfilano qualsiasi tentativo di dire la verità. Per questo al montaggio, il suo personaggio viene fatto letteralmente a pezzi. Viene cancellato, non del tutto, perché la regola del racconto vale più del racconto stesso, ma diciamo che il personaggio di Kinski viene tragicamente mollato al suo destino, gli viene tolto non solo il tempo ma il movimento, resta sul treno da qualche parte, boh, veramente, nessuno mai se ne è occupato di Kinski dentro Il Dotttor Zivago! Peccato che David Lean decise all’epoca che Kinski doveva essere il nulla, o meglio annullato! Non si girano del resto le patate nel forno altrimenti non fanno quella superficie dorata che scrocchia e le rende uniche! (ecco una regola che Tarantino farebbe bene a ricordare!)
Quando moriva Bunuel, Daney scriveva: “…si tratta sempre di un sogno, di una capacità di trascriverli e di essere loro fedele. E’ da sognatore molto sveglio che Bunuel ha aderito all’avventura del cinema, o piuttosto l’ha rivestita (come la fodera di un vestito). Da uomo libero”.

Non è il cinema a mancare a Tarantino, c’è tanto, troppo cinema visto e rivisto, tutto il cinema strafatto gli si addensa davanti e dietro la macchina da presa. Ma quale cinema? A Tarantino manca la libertà, la libertà di pensarlo, di pensare il tempo. Tarantino è l’uomo che con la macchina da presa, fa il giocattolo pulp, e brucia tutto, brucia il montone-Hitler, lo fa col nitrato d’argento confondendolo con il Cinema... lo fa giustificando la scena, mettendo soltando due soldati a guardia del palco dove stanno Hitler e Goebbels. Decide a un tratto che tutti i suoi personaggi-interpreti diventino delle pecore e le porta dentro la sua chiesetta (il cinema) per bruciarle tutte! Quasi volesse essere l’angelo sterminatore! Ma suvvia Tarantino ma quante guardie hai messo a fare da guardia al palco di Hitler? Due? Due soltanto? Evidentemente Tarantino ha pensato bene che anche gli spettatori fossero pecore! Anche in un fumetto il cinema di Manuelle Mimieux sarebbe stato pieno di guardie, soldati e SS!!. Più di qualcosa non funziona in questo finale di quaranta minuti, il giocattolo smette di essere giocattolo e nella fase più assurda vuole invece prendersi sul serio. Tarantino vuole fare lo spaghetto nel cinema! E Tarantino abbandona tutto e tutti, per un’idea che gli sembra intelligente. Quasi convinto che sia lui ad uccidere Hitler. Quell’Hitler che anche Indiana Jones incontrò sulla sua strada, ma all’epoca Spielberg si fece fare semplicemente un autografo!! Se Indiana Jones avesse sparato ad Hitler, oggi ci saremmo risparmiati questo Tarantino! Alla fine, muoiono tutti e restano in piedi i due paraculi: Aldo e Landa. E improvvisamente sono due idioti per davvero: Aldo l’Apache si fa prendere in questa maniera? E Landa il feroce cacciatore di ebrei si mette a trattare come nemmeno Louis de Funes farebbe? Tarantino doveva riguardarsi Il piccolo grande uomo di Arthur Penn, dove l’ironia mai scende a patti con la stupidità. In Bastardi senza gloria, invece si arriva troppo presto (ma anche troppo tardi…) a chiudere il cinema, chiudere il cinema e bruciarlo. E il limite di questa bugia soffoca tutti i comportamenti degli attori sulla scena (come non si arriva nemmeno a fare nella fantasmagorica scena finale del Poseidon) e il finale di quaranta minuti resta soffocato dentro una strategia che punta dritto all’ego del regista. Hitler muore come un pupazzo, e Aldo è più hitleriano di Hitler e anche Landa è più hitleriano di Hitler. E Tarantino? Quella che doveva essere l’idea portante del film, ovvero uccidere Hitler con il cinema, dopo che il cinema lo ha reso al mondo con Il trionfo della volontà (questo nella realtà), alla fine, risulta essere una trappola disarmante. E’ l’orgoglio di Tarantino! E la caricatura ha troppi scarabocchi. Il film gli muore sotto, come un ratto! Improvvisamente non c’è più ritmo, non c’è più attesa, quello che avevamo visto nei primi 19 minuti, viene totalmente azzerato. E’ tutto banale: Landa che strozza la spia dopo la scarpetta, Gobbels che piange, il fascio del proiettore, tutto nella sequenza finale diventa maledettamente banale. E sono 40 minuti! Nemmeno la scena del telefono riesce a ridare un dignitoso corpo d’attesa surreale al finale. Si scoperchia tutto, l’acqua calda esce dal pentolone, Landa e Aldo diventano topini di un cortometraggio sempliciotto, da scolaretto di scuola di cinema, il tema è: “uccidere Hitler in un cinema”. Svolgimento! In quanti sono a partecipare? E Tarantino si getta nel famelico istinto d’aver trovato un tesoro: l’idea di uccidere Hitler! E L’orgoglio della volontà è davvero un giochino, Hitler non è un fenomeno del cinematografo e il cinematografo non è Hitler, e Shosanna da cinefila autentica, con la sua storia in corpo, con quegli occhi, con quell’amore dentro, mai e poi mai avrebbe bruciato il suo cinema, e per uccidere Hitler avrebbe pensato e pensato e ripensato, e mai si sarebbe adoperata a bruciare il suo sogno. E’ Shosanna a dire “noi francesi abbiamo rispetto di tutti i registi”, chi ama o ha amato il cinematografo, mai e poi mai brucerebbe il sogno! E il sogno è il Cinematografo, sono le ombre, è quel cinema che già l’uomo nelle caverne sognava… La follia di Tarantino è che porta tutti i personaggi del suo film a piegarsi dentro una cazzata: bruciare Hitler dentro un cinema! Shosanna, questa Manuelle, mai e poi mai avrebbe bruciato il suo amore. Tarantino per questa idea balorda traduce ogni cosa in un conformismo e in una banalità disarmanti, per questa trovata tradisce l’intero corpo del suo film! Tradisce Shosanna! E tutti gli altri interpreti-personaggi. Landa mai e poi mai si sarebbe fatto fregare a sta maniera. La parodia supera se stessa e a filmare la parodia, Bastardi senza Gloria diventa un filmetto psicotico incapace di stare dentro quello che racconta!  E alla fine restiamo con Brad Pitt che fa la svastica capolavoro sulla fronte di Landa. I film di Tarantino entusiasmano i coltivatori di cultmovie, ma la verità viene mortificata da un’approssimazione e da una superficialità che spesso purtroppo fanno scuola. Tarantino non ha il tempo, gli manca il tempo fuori e dentro le inquadrature, tutto il suo movimento è teso alla costruzione di un effetto strafatto! Un cinema che gigioneggia sempre di più con se stesso. Passa da una citazione all’altra, appiattendo e mischiando con la consueta tecnica di azzerare qualsiasi processo del pensare, tecnica che la benedetta società culturale compie strategicamente da anni (da secoli). Il cinema di Tarantino sfruttando alla grande, la lezione dei grandi Doge della comunicazione e dello spettacolo, dove tutto e il contrario di tutto viene centrifugato e plasmato e confezionato e venduto, ambisce ad essere  l’abile “intermediatore” tra ciò che dovrebbe essere ‘culturale’ e ‘commerciale’, Tarantino è uno che dice cazzate, le filma piuttosto bene, da gran furbastro quale egli è. E se gira Le iene, o Pulp fiction magari passiamo una dignitosa serata soprattutto se abbiamo un dignitoso vino rosso tra le mani, altrimenti se Tarantino si mette a fare il baro con film come Bastardi senza gloria, è chiaro che le carte gli muoiono miseramente nel mazzo! (Nota, Au Hasard Balthazar). La regle du jeu, punto e accapo.

Buona visione.

 

NOTA

Gli incipit che appaiono dopo ogni capitolo sono versi tratti da Ezra Pound, Canti Pisani, ed. Garzanti 1977. Traduzione di Alfredo Rizzardi.