La Chambre Verte

CAMERA VERDE,
Il tempo di una Stanza

di Gians
Esposta dentro trenta metri quadrati, che in verità sono chiaramente meno, però uno schermo su una parete e i quadri e le fotografie e ancora altro nelle altre pareti e poi i libri e gli scaffali, anche un comodino, e intanto il tempo, un giorno e un giorno ancora e ancora un altro, fino a contare i dieci anni, e ora un sito, il sito, piano piano a raccogliere il tempo che è stato e quello che verrà. La camera verde è il film di François Truffaut, ma a via Giovanni Miani le esasperate follie di Julien Davenne hanno solo il sogno di tenere viva la memoria, la memoria attraverso il fare quotidiano di persone che attraverso la pittura, la fotografia, la musica, il cinema, la poesia, la filosofia… eccetera, entrando in Camera Verde costruiscono un’idea dopo l’altra. Siamo arrivati così al 2010, quasi che il calendario dovesse riportare indietro i giorni tutti.
La Camera Verde è in via Giovanni Miani numero 20. E qui proviamo a segnarli i giorni, tutti, dove ogni giorno qualcosa la Stanza fa, un’officina della mente, e poi viene fuori un calendario di cose che si rincorrono, che tracciano figure nel tempo, che il tempo nasconde, ma che la Stanza prova a ricordare, a rifare, a fare, a tenere, a trasformare. E la Stanza aspetta, aspetta e costruisce, e insieme al cinema, la galleria e le edizioni, le svariate collane e le bevute andando a mangiare in questa o in quella trattoria, e il tempo sovviene le cose, tutte le cose, e tutti gli amici, quanti amici, e le esposizioni e nel tempo quanto e come, diciamo, si impara a mangiare. Siamo a un punto e sembra di non tornare più, sembra che tutto sia sempre tutto tempo sempre più perso ma sempre ancora si resta, qui, diciamo a guardare il Tevere. Abbiamo costruito questi trenta metri quadrati dal 1999, e si può scrivere ancora, e leggere, e fare film, e fare la poesia, e trovare tante altre Stanze, ritrovare i versi, le parole, le immagini, il cinema che c’è, il cinema che resta e non avere paura di costruire e di fare ancora le pagine, di trovare le opere, si può, ancora, con il tempo, il tempo che aspetta fare un film.
Via Giovanni Miani, questa strada è una salita che dalla Piramide si sale, e dopo, quando i cipressi dove Gramsci risiede, sono alti sulle nostre spalle, ecco che girando a destra da via di porta Ardeatina, si prende via Giovanni Miani, e la strada segue i palazzi, e allora, dopo, quando il cielo pare far intravedere il mare, ecco la Stanza e si entra. E le parole volano insieme alle immagini, d’impeto, come il vino e il pane di una volta e allora ti accorgi che la Stanza c’è, c’è sempre stata e impossibile è la pubblicità.
Chaplin Si sa già che dietro ci sono i dieci anni, si sa già che dopo l’undicesimo anche il dodicesimo sarà nel medesimo tempo, e tutto il Cinema di Roberto Rossellini è qui proiettato per fare presente, perché il cinema è ora, e vedere Anima nera è vedere ancora che si può, si può anche sbagliare, ma sapere che sbagliando poi si arriva a fare La presa del potere da parte di Luigi XIV, e prima ancora Germania anno zero, e si sa già che tutto questo è ancora più dietro, e che le cose restano, restano tra Rio Lobo e El Dorado la trilogia ultima di Hawks dove prima c’era Un dollaro d’onore. E allora la stanza è fatta così, c’è ma anche non c’è, e il tempo potrebbe domani tenersela dietro e scoprire che c’è già stata e dopo ancora, dire di no, e mettere l’apostrofo e uscire dal quadro dove tutto c’è, compreso lo sguardo di chi guarda. La Stanza è stare dentro Notre musique di Jean-Luc Godard o Sarabanda di Ingmar Bergman, o Quei loro incontri di Huillet-Straub, o come stare dentro Film di Schneider/Beckett con Keaton, o Chant d’amour di Genet. La Stanza è come viaggiare dentro il fiume di Partie de campagne di Renoir, o scoprire l’intera filmografia di Derek Jarman o rivivere il ghigno geniale di Ferreri, o partire e stare In girum imus nocte et consumimur igni di Debord tutta la notte, o scoprire ancora che il western non è un genere, o che l’Éloge de l’amour di Godard è una pietra su cui costruire, e vedere in un solo giorno l’intero Abécédaire di Deleuze, e ancora nella Stanza ci sono le opere di tanti nomi, Mizoguchi, Rohmer, Rivette, Dreyer, Griffith, Sjostrom, Vigo, Ford, Fuller, Hellman, Kurosawa, Aldrich, Fritz Lang, Nicholas Ray, Murnau, Pasolini, Welles, Cassavetes, Tati, Anthony Mann, Lubitsch, Fellini, Altman, Losey, Chaplin ma poi anche altri nomi, tanti nomi, Man Ray, Fontana, Rothko, Delacroix, Cezanne, Duchamp… e Stravinsky e Kant e Kafka e Joyce e Proust e Primo Levi e Leopardi e Beckett… e quanti nomi, quasi infinita la memoria, e proviamo a tenere, proviamo a riscoprire, proviamo a riporre gli accenti, proviamo a guardare, a fare l’esperienza, proviamo a rimettere il pensiero nelle cose, tra le cose, proviamo a concederci un movimento, un’azione che non sia frutto dell’effimero procedere di questo non tempo che impone a tutti l’impossibilità di essere e di esprimere il proprio lavoro attraverso lo studio e il metodo e l’istinto, che insieme procedono al compimento di un’opera. Proviamo a prenderci la responsabilità «da strato a strato, nel fuoco della scrittura», la Stanza è qui, nel suo limite a riconoscere il tempo delle cose fatte e da fare. Libri, Mostre, Proiezioni, Incontri, Letture, Film… la Stanza ha compiuto dieci anni e ora siamo in tanti a riconoscerne il valore. E la saracinesca resta aperta, perché «ritorna ciò che rimane».

» Dove Siamo «
I cerchi bianchi di A. Semerano
La Camera Verde
via G. Miani 20, 20a, 20b
00154 Roma